Sapere

Se non cerchi l’inaspettato non troverai mai la verità e per riuscire occorre mettere in discussione tutti i saperi dati per scontati.
Da Eraclito a Gadamer

La conoscenza, da un punto di vista generale, è il punto di partenza di qualunque forma di pensiero: la quantità e la qualità delle cose che conosciamo, cioè il nostro patrimonio culturale, ci permette di pensare. …pensiamo in base ai concetti che abbiamo in mente. La conseguenza dei nostri pensieri sono le azioni, e cioè il nostro comportamento. Io la riassumo cosi: il sapere condiziona il pensiero ed il pensiero condiziona l’azione, quindi il sapere condiziona l’azione.

Uno dei punti di debolezza di questo schema è che la nostra mente, una volta che ha appreso qualunque concetto, lo darà per vero sempre. La questione è complicata e sarà affrontata in altri contesti. In questa sede posso solo dire che si tratta di un grosso limite intellettuale che proverei a by-passare in questo modo, cioè transitando dal concetto di Cartesio “cogito ergo sum” (penso quindi sono) al concetto di “dubito ergo cogito” (dubito quindi penso) e quindi “dubito ergo sum” (dubito quindi sono).

Occorre pertanto portare il dubbio come base per il sapere. Eraclito diceva: chi non si aspetta l’inaspettato non troverà mai la verità. Gadamer diceva: occorre mettere in discussione tutti i saperi dati per scontati. La mia sintesi è: “se non cerchi l’inaspettato non troverai mai la verità è per riuscire in questo occorre mettere in discussione tutti i saperi dati per scontati”. Ma siccome a livello intellettuale la verità non esiste, la ricerca della verità può essere definibile solo attraverso il concetto di “idea regolativa” di Kant: è un fine verso il quale protendiamo, senza mai raggiungerlo. Non dobbiamo cercare la verità o la certezza, dobbiamo cercare la conoscenza, in quanto la verità e la certezza sono statiche mentre la conoscenza è dinamica ed è la sola che ci porta ad un’evoluzione e ad una crescita personale.

Ritengo quanto esposto importante, in quanto la maggior parte delle conoscenze che portiamo come delle verità assolute in realtà ci sono state inculcate nella mente quando non avevamo capacità di giudizio, cioè durante la nostra socializzazione primaria e secondaria: le abbiamo prese per buone e adesso le riproduciamo automaticamente come vere. In realtà si tratta prevalentemente di stereotipi e spesso di pregiudizi, questioni che renderanno il nostro pensiero privo di critica.

Tale sapere deve allora possedere come suo fondamento la curiosità, base di lancio per una ricerca continua. Si, questo è l’atteggiamento del bambino, che si chiede il perché ad ogni cosa! …anche i bambini sono in grado di insegnare! L’unico problema è che “il sapere è una porta che si apre dall’interno”, e questa porta è chiusa a doppia mandata.

Scrive Dante in la Commedia * – Canto XXVI:
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

…chi dice che è impossibile non deve disturbare chi ce la sta facendo!

* Un esempio di cosa intendo per mettere in discussione. A noi tutti hanno insegnato che Dante scrisse la Divina Commedia. In realtà il termine Divina fu aggiunto da Boccaccio a seguito del contenuto di natura religiosa (approfondisci). Ma se Dante, l’autore dell’opera summa, la chiamò Commedia, sulla base di quale diritto Boccaccio ne cambiò il titolo? La questione principale però non è questa ma il fatto che da 5 secoli continuiamo ancora a chiamarla Divina Commedia, senza che nessuno, intellettuali in primis, si pongano la questione. …il dubbio come strumento del sapere e da oggi, per quanto mi riguarda, Commedia al posto di Divina Commedia.

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